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Il tema è quello tragico della fame e del modo di
rimediarvi. Nonostante la serietà dellargomento, lautore, giocando fra satira
e umorismo, affronta il compito con lievità, descrivendo nei dettagli le soluzioni che
hanno aiutato per secoli i meridionali a sopravvivere nei periodi di carestia.
Qui si racconta di una cucina virtuale nata nei
bassi, nelle povere case contadine ma anche in aristocratici palazzi di nobili decaduti.
Il saggio iniziale è un contenuto di pensieri sulla gastronomia ma anche un pretesto per
parlare di storia, politica, costume, letteratura, pittura, musica, cinema, scienze,
restando il cibo leit-motiv di tutto il libro. La sarcastica critica ai cuochi creativi si
trasforma pian piano in attacco al consumismo e alle sue degenerazioni, coinvolgendo la
storia degli ultimi due secoli del Meridione dItalia, e di Napoli in
particolare.
I versi di Stelio Ricciardi, ironici e leggeri,
sono serviti fra le varie portate come vino spumeggiante per armonizzare
questo ipotetico pranzo dalle tante portate immaginarie, sobrio per gli affamati ma
divertente per il lettore di spirito. |